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Come superare le paure con l’ipnosi.

come superare le paure
Attraverso l’ipnosi, si può cominciare a vedere le paure sotto una luce particolare. Al di là dell’aspetto psicologico, dove troviamo ogni sorta di interpretazione relative alle paure, la scienza ci pone il problema in termini pratici: abbiamo una situazione che innesca una reazione fobica, ed è desiderio del paziente cambiare tale reazione.
La paura tra la propria forza nella sua natura irrazionale: intensità, automatismo e gestalt. Ogni paura ha una sua rilevanza in base a quanto ci influenza (intensità), quando ci influenza (automatismo conscio od inconscio) e in che relazione è la nostra paura con tutto ciò che ne è interessato: memorie, associazioni, sinestesie, etc. (la paura è una gestalt.).

Le paure dei bambini e le paure dei grandi: diverse soluzioni.

Per alcuni, le paure sono informazioni acquisite, ovvero le paure sono imparate. Sotto tale prospettiva, possiamo voler differenziare le paure derivate da traumi, e quelle derivate da altre circostanze, ma alla fine si tratta di voler vedere la paura come un comportamento. In tal senso, si vuol andare a sostituire con l’ipnosi un comportamento migliore o preferibile in sostituzione alla vecchia risposta: l’ipnosi può fare questo, e la scelta terapeutica di supporto da risultati generalmente veloci.
Non tutte le paure sono però così gravi da richiedere l’intervento dello specialista. Infatti, alcune paure possono essere fermate, spesso quando sono ad uno stato di ansia. L’ansia è infatti uno stadio precedente all’episodio fobico, e nella differenza pratica si nota che l’individuo ha un controllo razionale assai maggiore. L’influenza dell’ansia tuttavia corrobora la pazienza e le capacità del soggetto, il quale finisce con l’errare oppure auto-influenzarsi negativamente (anche grazie ad un dialogo interno molto negativo.).
Esemplare è la necessità di essere bravi genitori, ed insegnare ai propri figli agendo da brave guide in un mondo in cui loro fanno sempre la loro prima esperienza. Ogni figlio può diventare vittima di tensione inutile se un genitore lo abbandona completamente alle esperienze del mondo. Purtroppo accade più di quanto si pensi, ed il fatto che molti genitori non si pongono nemmeno il problema non è un deterrente alla qualità delle persone che, crescendo, manifestano fobie ed altri problemi comportamentali.
Da piccoli, molti sono i bambini che hanno bisogno di ricevere sicurezza, validazione e riconoscimento. La differenza tra le paure di un bambino viziato e quelle di un bambino tralasciato sono evidenti, anche in relazione ai complessi personali che sottostanno all’eccesso o carenza di protezione. Un bambino sano manifesta una elasticità emotiva, o capacità di sostenere un po’ di tensione senza che essa conduca il piccolo verso stati di ansia. Una reazione comune di bambini mal cresciuti è anche il distacco emotivo, un meccanismo di difesa come tanti altri.
Sia che si veda o meno la paura come un comportamento, visitare un terapeuta può essere un valido aiuto per ottenere strategie sociali valide. Anche un normale psicoterapeuta presso le aziende di sanità locale (ASL) sono in grado di chiacchierare con il paziente al fine di individuare problemi comportamentali, correggibili tramite “strategie sociali” ovvero “consigli pratici sul da farsi” in determinate situazioni. Tale approccio non richiede alcun uso di ipnosi (che può essere usata dallo psicoterapeuta al massimo per rinforzare il buon consiglio) ed è facilmente testabile prima di procedere a sessioni che permettano una migliore integrazione nella vita di tutti i giorni.
Generalmente si procede con terapie brevi di cui sei sedute sono considerate per un buon risultato. Non sempre gli esperimenti personali del soggetto finiscono con l’essere di aiuto ad una terapia, ma c’è da dire e sottolineare che è sempre il paziente a correggere se stesso alla fine, quindi se anche si riconosce di aver adottato soluzioni fai da te non efficaci, non bisogna in nessun modo trarne ulteriori paure. Quando si hanno dei problemi è normale tentare delle soluzioni. Se le soluzioni non ci soddisfano, è normale provare altro. Quello che conta è il risultato finale. La vera ed unica motivazione è una vita priva della vecchia fobia oppure una vita assai migliore in cui si è consapevoli che sì, avremo quelle risposte inaspettate, ma sapremo inquadrarle all’interno di una vita che non deve temerne la presenza più di tanto. A volte infatti, serve anche tempo

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Ritrovare la serenità in un soffio: il respiro.

ritrovare la serenità
Una delle tecniche ipnotiche più basilari per controllare se stessi e gli altri è il respiro. Questa funzione di base del nostro organismo ha una vasta ed estesa applicazione agli scopi terapeutici e del benessere. La salute dipende dalla qualità della vita, e non è un caso che la qualità dell’aria è un fattore altrettanto importante.
Controllare il respiro, e sapere come beneficiare del suo utilizzo, fa la differenza. Nella vita di tutti i giorni, l’aria che consumiamo per sostenere le nostre azioni viene inalata inconsapevolmente. Espirazione e ispirazione sono gesti autonomi, che garantiscono la nostra vitalità di base. Questa vitalità può essere aumentata.

Trovare la serenità: una rapida ascesa del controllo.

Il nostro corpo prende energie dal cibo di cui ci nutriamo, dall’aria che respiriamo, dalla qualità dell’igiene con cui ci curiamo, e dalle nostre abitudini. Quest’ultima voce potrebbe risultare perlomeno curiosa, quindi investighiamola insieme. Le nostre abitudini influiscono su tutti gli altri fattori: il modo di ragionare, la nostra postura, lo stile di vita, etc. Ogni cosa che ripetiamo incessantemente ha la sua influenza.
Capire come ritrovare la serenità vuol dire accorgersi di ciò che ci turba, ci fa perdere la concentrazione ed il controllo. La serenità è uno stato mentale di perfetto equilibrio tra comprensione e controllo delle nostre facoltà mentali, emotive e fisiche. Una persona serena gode di ciò che ha, non è turbata da ciò che non ha, e non è facilmente mossa da desideri.
La serenità è pericolosa per la disciplina, perché una vita senza regole è una vita sciatta. L’assenza di serenità è pericolosa per la vita, perché una persona incapace di trovare il proprio equilibrio è una persona imprevedibile. Chi è privo di un proprio centro di gravità, può godere di un periodo di falsa euforia, ma sulla lunga distanza l’unico capolinea è l’autodistruzione, o la distruzione in sé. Il motivo è semplice: ogni persona ha bisogno di certezze, e prima o poi, la mente si ancora a qualcosa.
Le filosofie orientali sono state alcune tra le più famose ad essersi interessate del respiro, e come ogni filosofia, lo scopo delle ricerche era il sapere in sé: la massima conoscenza. Una conoscenza del bene e del male, che trova nel controllo di sé la massima espressione. Diverse sono le filosofie che abbracciano i concetti del controllo di sé: dallo yoga alle discipline marziali, passando per le religioni taoiste fino alla dottrina buddhista. Ognuna di queste (e le altre che non sono citate) hanno punti di vista differenti e punti in comune. Il controllo del respiro è tra questi ultimi.
Perché il controllo del respiro è così importante per la filosofia o per trovare la serenità stessa? Quale potrebbe essere mai il vantaggio di gestire una cosa che già conosciamo sin dalla nascita? Come si arriva alla serenità direttamente senza stare a pensare al respiro od altre cose “secondarie”? Tutte queste domande sono collegate.
Partendo dall’ultima, quando noi cerchiamo di trovare il trucco, o di prendere la scorciatoia, o sperimentiamo cose nuove, nel tentativo di ritrovare qualcosa che abbiamo perso, o che non sappiamo trovare, ci sbilanciamo. Compiamo cioè quell’errore iniziale della mancata preparazione. Un respiro profondo è diverso dal respiro veloce. Un respiro troppo veloce può innescare nel corpo una risposta ansiogena: tachicardia, ansia, nervosismo, giramento di testa, paura.
Se ti fermi a considerare differenti tipi di respirazione, puoi scoprire che il modo in cui respiri determina alcuni importanti momenti della tua vita: lo sbadiglio fa entrare più ossigeno nei tuoi polmoni, cambiando la riserva d’aria contenuta nelle parti basse del torace; l’apnea scatta automaticamente in quei momenti di acuta concentrazione; dopo un momento critico si tira “un sospiro di sollievo.” Imparare a controllare il respiro vuol dire esplorarne gli effetti.
Resta però il nesso principale. Cosa collega il respiro alla serenità? La risposta è breve. Il respiro è una funziona fisicamente centrale del nostro organismo, ed è collegata a quel muscolo piatto chiamato diaframma, che determina l’ampiezza e l’estensione dei polmoni stessi. Concentrandoti sul controllo del diaframma, ed assumendo una corretta postura, si genera una condizione ottimale per la funzione dei polmoni. Detto semplicemente: durante la nostra vita quotidiana, i nostri polmoni non sono messi nella condizione fisica di funzionare al 100%.
Lo yoga ci insegna il controllo del corpo, la disciplina fisica che si impone sulla mente, forgiandola. Lo yoga kundalini ha una storia collegata con il controllo del respiro. Se conosci l’inglese, leggi la pagina inglese di wikipedia perché quella italiana non ha ancora molte traduzioni. Quando pratichi yoga, anche se ad un corso di palestra, lo scopo è quello di porre il corpo in posizioni di stretching o leggero sforzo, senza però causare sofferenza, per massimizzare la capacità di ossigenazione dei tessuti muscolari. Respiro, pose e movimenti sono interconnessi. E vanno trattati come tali.
Il pranayama è invece quel ramo di esercizi puramente dedicati al controllo del respiro. Su Youtube, cerca qualche esercizio di pranayama o di yoga kundalini, e troverai facili esercizi che puoi fare anche da seduto. Senza strafare, basta ricordarsi che abbracciando cose nuove, basta un po’ di buonsenso ed impegno. Facendo le proprie ricerche personali sugli aspetti che non ci tornano a pieno, puoi comprendere od approfondire le tematiche che ti servono. La calma e la pazienza sono le tue migliori armi nel viaggio verso la conoscenza.

Per l’inizio del viaggio ti consiglio un esercizio veramente molto semplice, che ti permetterà di avere un controllo veloce su di te. A bocca chiusa, respirando solo attraverso le narici, ecco il respiro profondo e prolungato:
  • Assumi una posa corretta da seduto, con la schiena perfettamente perpendicolare al terreno (la classica posa a 90 gradi senza poggiare su alcuno schienale se usi una sedia.).
  • Se su una sedia, mani e gambe sono predisposte in modo parallelo, ovvero senza essere incrociate, nella posa naturale con le braccia a lato o con i palmi che riposano sulle rispettive gambe. Se per terra, puoi incrociare le gambe per stare più comodo e stabile; credo che tutti conoscano la posa a terra con le gambe incrociate, ovvero la posa tipica del monaco buddhista. Non hai bisogno di accavallare le gambe in modi strani, incrociale in modo comodo per fare questo esercizio.
  • Assicurati di tenere la gabbia toracica ben eretta e pronunciata. Un altro modo di spiegare questo passaggio è quello di dire “petto in fuori.” Senza modificare troppo la normale curvatura della schiena (ti accorgi se la nuova posizione crea stress alla colonna vertebrale,) accertati di alzare quanto basta il petto per tenere alto il torace. Porta invece il mento verso il basso (verso il punto in cui si uniscono le clavicole e lo sterno.). Lo scopo per cui abbassi il mento è solamente quello di distendere i muscoli posteriori del collo, e quelli leggermente a lato. Sentirai tendere leggermente questi muscoli, quindi agisci con cautela. Questa posizione permette ai vasi sanguigni di funzionare in modo completo, ed attiva anche le ghiandole linfatiche presenti nel collo.
  • Se la posizione è stata raggiunta in modo corretto, noterai che è facile per te rilasciare il diaframma (cioè sentire la pancia che “viene fuori” quando ispiri.). Se non senti questo cambiamento naturale, allora prova ad alzare un altro po’ il torace. Un'altra causa comune è il mancato rilassamento muscolare del ventre. Premesso che ti stai concentrando sul tenere alto il torace, e senti anche il collo leggermente teso, puoi tranquillamente prenderti il tempo necessario ad esplorare queste nuove sensazioni. Hai ancora il totale controllo sugli altri muscoli. Se rilasserai tutti gli altri muscoli tranne quelli citati sopra, respirando il tuo diaframma si rilasserà facilmente in fase di ispirazione. (Specialmente rilassandolo dopo aver controllato l’espirazione. Vedi passi successivi.)
  • Una volta inspirato completamente, inizia l’espirazione. Non avere pause né quando inspiri, né quando espiri. Fai uscire tutta l’aria che hai, e lascia che i polmoni si riempiano in modo automatico, quando, una volta finito di espirare, rilasserai il diaframma stesso. Non c’è alcun bisogno di sforzarsi ad ispirare se la posizione è corretta. Rilassandoti, l’aria entrerà naturalmente nei polmoni. Cerca di trovare una velocità che ti permetta di gustare il respiro stesso. Noterai presto che la sensazione è differente dal respiro normale. Un altro modo di spiegare questo passaggio è questo: controlla l’espirazione, e svolgila in modo totale; rilassati per ispirare.
  • Inizia ora il vero esercizio, applicando il blocco diaframmatico. Funziona così: durante la fase finale dell’espirazione il diaframma sale, dandoti quella sensazione di pressione verso l’interno (o verso l’alto, a seconda di come lo vuoi descrivere.). Se contrai di più il muscolo diaframmatico, spingerai ancora più aria fuori dai polmoni, e sentirai che l’espirazione continuerà, anche dopo un apparente carenza di ossigeno nei polmoni. Quando senti che non hai più aria, cerca di tirare ancora più dentro il diaframma completando il “blocco,” e poi rilassa il muscolo. Puoi cominciare ad inspirare, oppure mantenere il vuoto, ed eseguire un Uddiyana Bandha come dimostrato in questo video da un minuto. Prima di eseguire qualsiasi esercizio di yoga, che puoi vedere online o dal vivo, ti consiglio di indagare bene, perché come si vede in questo video, certi livelli si raggiungono con pratiche di anni. Tu non hai minimamente bisogno di avvicinarti ora a questi livelli, perché all’inizio beneficerai anche solo da un leggero impegno. Chi pratica lo yoga insegue benefici ulteriori, ed è normale spingersi a fare sempre meglio nel tempo. Il video serve a riassumere visivamente parte dell’esercizio. Nota anche che non hai bisogno di piegare il collo più in basso come fa la ragazza del video. Sicurezza ed assenza di stress fisico devono essere le tue guide nel trovare i tuoi limiti e rispettarli. Potrai lavorare sui tuoi limiti se li rispetti, e li conosci.
  • Respira in questo modo rilassato e completo per un periodo di almeno 2 minuti, fino a 5, per un livello principiante. Le primissime volte, non sapendo controllare il blocco diaframmatico è normale che effettuerai alcune pause involontarie, perché forse non riuscirai immediatamente ad espellere l’aria, e contrarre dentro il diaframma senza doverti concentrare, rallentando. Di solito, quando si prova la novità, possono servire uno o due giorni di prova, per padroneggiare il diaframma. Quando riuscirai a fare respiri completi con conseguente e leggera spinta ulteriore del diaframma verso l’interno, (giusto una piccola spinta extra finale) durante l’espirazione, potrai impegnarti a fare respiri lunghi, completi (mi raccomando senza pause od apnee,) sprigionando così un naturale senso di benessere. Lo sentirai sia nel collo, per via dell’attivazione delle ghiandole e della secrezione della tiroide, che a livello generale con una sensazione di calma.

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Combattere lo stress: il metodo ipnotico.

combattere lo stress
Dopo aver ricevuto numerosi segnali di stanchezza da parte del corpo, mentre ogni giornata sembra la brutta fotocopia dei giorni passati, può capitare naturalmente di notare il cambiamento psichico che le condizioni attuali hanno causato, definendo e creando uno stato di stress.
Affrontare il discorso legato allo stress vuol dire definire quell’insieme di sintomi rappresentanti il malessere del nostro organismo. Non confinato al puro aspetto mentale, lo stress è considerato essere il primo agente patogeno responsabile per l’indebolimento delle normali risposte del sistema immunitario.

Una lista di efficaci antistress da usare immediatamente.

Lo stress mentale è la prima situazione che vogliamo risolvere. Concepiamo sempre di più la nostra mente come un efficiente computer, ma non dobbiamo considerare questa similitudine come se fosse la verità. Noi umani abbiamo sistemi biologici delicati quanto resistenti, ma ognuno di noi è diverso. Il benessere mentale può essere raggiunto tramite una fantasia guidata, tipica tecnica di ipnosi che si può utilizzare attraverso l’accompagnamento di un ipnotizzatore, (o senza) ma anche attraverso rimedi naturali alternativi.
Non c’è niente di meglio che combattere lo stress mentale in questi modi:
  • Utilizzare infusi di erbe distensive come biancospino, lavanda, menta piperita e camomilla (alcune di queste sono sedative, altre agiscono sul sistema nervoso principale.). Gli infusi costano poco, sono salutari integratori alimentari e rimedi usati sin dall’antichità. Puoi trovarli presso qualunque erboristeria, dove ti indicheranno anche come usare le erbe. Io consiglio di assumerle a stomaco vuoto (digiuno almeno di 3 ore o più) per massimizzare l’effetto. Come dosi, tra 2 a 5 grammi per tazza: massimo 20 minuti di infusione (un infuso bilanciato ed aromatico richiede almeno 10 minuti.).
  • Rivaluta la tua dieta! Cibi a lento assorbimento e raffinati stressano il corpo. Tra i cibi da evitare e consumare moderatamente (poche volte a settimana): latte, latticini e derivati, affettati, carne estremamente processata, cibi precotti, cibi trattati per la lunga conservazione. Impara a leggere le etichette, e preferisci cibo fresco, stagionale e verdure per riattivare il tuo sistema immunitario. Serve almeno un periodo di 30-60 giorni di dieta equilibrata per purificare un corpo “intossicato” da alimentazione scorretta.
  • Esercizio fisico. Principale responsabile delle risposte ormonali del nostro corpo, l’attività fisica è fondamentale. È strettamente correlata con la dieta alimentare, e quindi non si vedranno probabilmente risultati se dieta ed attività fisica non vanno d’accordo.  Fare attività fisica con una cattiva alimentazione equivale a credere che una macchina possa funzionare meglio se portata oltre il suo carico massimo consentito (sia in termini di peso, che di carico di stress.). Una ginnastica che da risultati è un’attività fisica di almeno 30 minuti al giorno, 4 volte a settimana. Massimo 5 volte a settimana: il corpo ha anche bisogno di riposo.
  • Riorganizzare la propria mente! Ricorda che la tua mente è come una spugna, e raccoglie informazioni dal mondo che la circonda. Stai guardando troppa TV negativa, dove la gente si insulta e basta? Sei sempre circondato da persone negative, che si abbattono, che vedono sempre il lato negativo e non si impegnano mai per risolvere le cose anziché lamentarsi inutilmente? Tu decidi quali condizioni ti circondano. La tua mente registra, e replica. Ti rende automaticamente membro della realtà in cui vivi. Cambia le condizioni in cui vivi, e la tua mente si riorganizzerà. Una riorganizzazione necessita di un periodo di almeno 30 giorni senza interruzioni nel nuovo ambiente positivo, quindi ogni cosa deve essere calcolata e programmata. Altrimenti, la mente interpreterà l’accaduto come un cambio prolungato e nulla di più. Il nostro cervello non perdona e non accetta di essere preso in giro, quindi assicurati che le nuove abitudini siano coerenti con ciò che vuoi, ti soddisfino, e che soprattutto sia cancellata la vecchia realtà in cui vivevi. Riorganizzare la mente si può in un mese o due, purché gli stimoli siano presenti senza sosta; riorganizzare il corpo no. Non si può, perché il corpo si traumatizza più facilmente.
Combattere lo stress fisico vuol dire tornare ad aver cura del proprio corpo. L’ipnosi può suggerire tecniche di autovalutazione, nonché una rivisitazione degli schemi mentali. Quali sono le regole che stai seguendo? Sono regole di vita che ti stanno aiutando? Quali potrebbero essere regole migliori? Qual è il primo passo che puoi intraprendere per iniziare un piccolo cambiamento verso il tuo nuovo obbiettivo?

Soluzioni alternative e naturali sono:
  • Sottoporsi a massaggi terapeutici. Anche nei centri benessere, o presso le USL, sono disponibili tecniche di massaggio specializzato o fisioterapico. Il massaggio è una vera e propria forma di cura. Spesso sono associati a tecniche di acupressione, digitopressione ed aromaterapia, od altre terapie alternative come la cromoterapia. Gli effetti di un massaggio professionale sono diversi da quelli che puoi ricevere da una persona tua amica che non ha esperienza basata su studi. Alcune sono tecniche millenarie, e gli effetti sul corpo sono sorprendenti, e ti cambieranno. Un buon massaggio richiede un massaggiatore o massaggiatrice che ha perfezionato i suoi studi.
  • Aiuta il reintegro delle energie fisiche attraverso saune od altre modalità che favoriscono la purificazione. Il nostro corpo può sopportare lo stress fisico, purché esso non sia estremo. Per aiutare il tuo corpo a rigenerarsi, informati su cibi purificativi come la curcuma (o meglio la curcumina,) ed integra la tua dieta con quei cibi naturali che nel corso della giornata possono esserti di grande aiuto, oltre che essere l’occasione di uno snack fuori orario. Alcuni esempi di cibi nutrienti ed energizzanti sono il polline (mezzo cucchiaino da the può essere considerato il quantitativo necessario ad assumere proteine, vitamine e minerali di un pasto normale,) ed il ginseng. Molti di questi prodotti li trovi sia al supermercato che in erboristeria.
  • Dato che il corpo è influenzato dalla mente, procedi a calmare la mente attraverso tecniche di meditazione, nonché a favorire film leggeri, commedie, e visionare materiale che stimoli la tua ilarità. Numerosi studi sostengono il benefico effetto della risata per la salute umana, aiutando anche il corpo a rilasciare quelle endorfine benefiche, che in altre situazioni potresti aver beneficiato con un intensa attività fisica. Non fare ginnastica intensa se sottoponi già il tuo corpo ad esoso stress fisico.

Nello specifico quindi, vediamo tre tecniche ipnotiche che ti possono aiutare:
  • La fantasia guidata prevede l’esplorazione di un mondo immaginario, una scena o più, piena di elementi ed esperienze che servono allo scopo prefisso. Per creare una buona fantasia guidata potresti ad esempio utilizzare qualche ricordo di un posto che ti piace. Immaginiamo una spiaggia: potrebbe essere quella che conosci sin da piccolo, od una spiaggia immaginaria. Come la vuoi tu. Io ricordo la mia spiaggia, e mi ritrovo facilmente a ricordare i suoni, e gli odori. L’odore dell’acqua marina, e del sale, camminando a piedi nudi. La sabbia tra le dita dei piedi che sprofondano sotto il peso dei miei passi. E camminare verso la riva, con l’orizzonte in sottofondo, mentre la mia vista oscilla tra il moto ritmico delle onde, e la loro velocità calmante, che ti calma, e ti fa osservare che sulla battigia puoi disegnare il numero 5. E mentre stai disegnando il numero 5, forse scrivendolo con un bastone portato dalle onde, o forse con i tuoi diti dei piedi, puoi pensare ad un fatto che di recente ti ha turbato un pochino, per poi notare che le onde sommergano il numero che hai disegnato, e si ritirano verso il mare. Ora puoi camminare ancora un po’, e ripetere questa procedura ancora qualche volta, cercando ogni volta di indugiare in quella piacevole sensazione che da il lasciarsi alle spalle il passato. Le cose capitano. Le cose vanno, e scompaiono nel nulla da cui sono venute. Dopo, quando hai finito, puoi riprendere a sentire le sensazioni del tuo corpo, e ritornare più rilassato e riposato a gustarti la realtà e la vita che c’è tutt’intorno a te.
  • Una buona autovalutazione richiede una mente salda ed acuta. Il tuo scopo è migliorarti. Creare una mente più flessibile dal punto di vista delle tue convinzioni, ma solo perché indossando le lenti dell’utilità andiamo noi per primi a cercare quelli che sono i risultati migliori, ed i modi per ottenerli. Puoi sempre metterti in discussione, e mettere in discussione ciò che pensi di sapere. Ma ricorda che tu ed il tuo corpo, e la tua mente, siete tutti della stessa squadra. Sii gentile con la tua mente ed il tuo corpo. Cerca sempre la collaborazione, e capisci che un risultato negativo oggi non preclude in nessun modo il successo di domani. A volte siamo frutto della nostra stessa ignoranza. Altre volte sbagliamo a ragionare. Ma bisogna avere quella fiducia che possiamo sempre metterci in discussione perché ciò che si può smontare si può ricomporre in modi ancora migliori. E se si prova a smontare qualcosa di meraviglioso, una volta che sai come l’hai costruito in quel modo sarà anche facile ritornare alla condizione di partenza. Per questo bisogna avere una mente salda ed acuta: lo stesso meccanismo può essere usato per difendere le nostre cattive abitudini. Migliorati, e sii consapevole che solo tu sei la persona responsabile che ti trasformerà in un eroe, o nella persona più abbietta di questa terra. Non è mai troppo tardi, non è mai troppo presto per migliorarsi. Ricorda solo che la mente non è il corpo, e che se è normale crearsi un po’ di stress in più cercando di auto-migliorarsi, non vogliamo ottenere come risultato uno stress maggiore. Impegnati!
  • La terza tecnica ipnotica è qualcosa che persino un maestro può impiegare una vita a raffinare: la capacità di adattamento. Così come la mente deve rimanere sempre flessibile ed aperta a nuove idee, la nostra persona deve sempre riuscire ad adattarsi. Saper controllare la nostra capacità di adattamento è diverso dal sapersi adattare. Molte persone perdono nel tempo la capacità di adattarsi al relax: se non sai goderti un pomeriggio in cui non hai niente da fare, allora hai dimenticato come adattarti al relax. Fare tuo uno stato emotivo è impegnativo quanto apprendere qualcosa di nuovo. La nostra vita si basa su molte cose, e gli stati emotivi vanno saputi conquistare. Per conquistarli, devi saper farti conquistare da loro. Devi dare il permesso al tuo corpo di rilassarti, per rilassarti davvero.

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Come rispondere ad un complimento: diverse prospettive.



come rispondere ad un complimento
I complimenti sono una parte fondamentale della nostra vita: ci permettono di apprezzare la diversità, la peculiarità, ed è un’occasione per aggiornare le considerazioni degli altri. Ogni complimento è la summa di una valutazione svolta da chi genera le generose parole.

La nostra storia è piena di momenti in cui i complimenti sono stati causa di situazioni diversificate. Per molti, i complimenti sono qualcosa non positiva. Esistono persone che sono molto scettici degli apprezzamenti altrui, perché sanno che i complimenti possono essere usate per manipolare la mente ed il giudizio della persona oggetto delle attenzioni, e poi ci sono le condizioni giornaliere in cui i complimenti diventano simili ai “grazie,” e ci si può staccare dal loro effetto anche solo per la ripetuta esposizione. Ci si può abituare ai complimenti fino a stancarsene. Questa mini guida vuol porre l’attenzione su chi li riceve, poiché saper ascoltare gli altri è la chiave per apprendere le diversità altrui e conoscere i vari tipi di persona con cui abbiamo ogni giorno a che fare.

Trattare i complimenti come rispondere ad un grazie.

Partendo dalla base, un complimento è qualcosa di positivo. Bisognerebbe apprezzare la forma del complimento di per sé. Pertanto, reagire in modo negativo è sempre sconsigliato, anche quando il complimento è palesemente falso. Almeno che tu non voglia ingaggiare un dibattito (da cui partiresti comunque svantaggiato, data la natura positiva del complimentare cose e persone) ti consiglio di partire prendendo per buona la natura del gesto.

Dal punto di vista pratico, in assenza di parole per accompagnare la risposta alle parole del complimento, oppure durante la fase iniziale di sperimentazione, usa un semplice “grazie” come risposta. Noterai diverse risposte per un motivo molto preciso: quando si parla di belle parole (sia che tu faccia o riceva il complimento) ha molta influenza il modo in cui tale affermazione viene espressa.

Quando sai distinguere bene il tono vocale di un apprezzamento sarcastico, e lo sai distinguere da parole sincere, allora modifica il modo in cui pronunci il tuo grazie. Cerca sempre di uguagliare il tono di voce di chi te lo fa, o meglio ancora cerca di essere leggermente più entusiastico dell’emittente. Inconsciamente, segnalerai che tale comportamento è bene accetto, e stimolerai un comportamento ancora più positivo negli altri.  

Quando vari il tono rispetto a quello usato da chi ha fatto il complimento, potresti variare il messaggio legato alla tua risposta. Un silenzio in più, od una pausa più lunga possono modificare il messaggio che manderai (ancora, anche usando un semplice grazie.). Troppo veloce? Troppo lento? L’unico modo per trovare un buon tempismo è notare le differenze. Fortunatamente, non si parla di giusto o sbagliato. Sto evidenziando che il linguaggio non verbale ha variabili che noi automaticamente traduciamo in qualche modo. Siine ben consapevole, e cerca di notare queste sfumature. Ti aiuterà a calibrarti alle persone con cui interagisci.

Riguardo la scelta delle corrette parole che possono interessare una risposta ben più forbita di una semplice parola composta da due sillabe, non si può che ricordare che un complimento ha lo scopo di mettere in risalto qualcosa che l’altra persona ha notato. Ciò può avvenire per cortesia, o perché l’altra persona ha genuinamente notato qualcosa. Più è specifico il complimento, e più è semplice notare di cosa stiamo parlando. Ma ci sono anche persone poco abili nella comunicazione verbale, o semplicemente timide.

Pertanto, puoi sempre fare domande per approfondire la cosa messa in risalto dai contenuti del complimento. Tratta quest’ultimo come un invito ad iniziare una conversazione. Condividi le tue conoscenze sull’argomento, o sull’ignoranza. La cosa peggiore che si può fare è partire con la modalità “io, il centro del mondo,” ovvero con la modalità egoistica. Anche se è naturale tradurre il complimento con un “questa persona vuol sapere di più di me,” non dare per scontato l’interesse altrui. Al contrario, quando ti capita di partire con questa modalità, finisci con il divergere l’attenzione del tuo discorso verso un altro finale, od una domanda aperta che possa coinvolgere l’altra persona.

Una menzione a parte va fatta per chi riceve frequentemente i soliti complimenti, come le persone di bell’aspetto. Le ragazze sviluppano generalmente una sorta di scudo sociale, e gli uomini possono sia averne uno ugualmente, oppure sviluppare un diverso atteggiamento per cause diverse. In entrambi i casi, consiglio di sperimentare con diverse risposte o con il grazie (purché non sia detto in modo secco perché vi penalizza a prescindere.). Se non volete essere disturbati, basta ammettere il proprio stato emotivo. Ovviamente, se la caterva di disturbatori vi perseguita in discoteca od altri posti sociali, la solita tattica va bene. Io mi riferisco a quei casi in cui rispondete in modo automatico. Quando non ci rendiamo conto del nostro comportamento, siamo vittime dell’abitudine, e questo è sempre indesiderabile. Lotta sempre per una consapevolezza che premi il comportamento positivo nel mondo, sia tuo che altrui.

Quando avrai capito come gestire queste basi, e saprai essere padrone delle tecniche ricettive, allora sfrutta la tua esperienza per complimentare gli altri. Diventare efficienti con i complimenti è qualcosa che è stato troppo messo in cattiva luce dai manipolatori comuni. Le persone hanno bisogno di essere complimentate sinceramente, e parte tutto da sapere come rispondere ad un complimento. Un essere umano ha bisogno di sentirsi amato ed apprezzato. Un complimento sincero da qualcuno che è semplicemente positivo, meglio se da un estraneo (nei contesti sociali ti sarà capitato,) può davvero cambiarti la serata, l’atteggiamento od anche la vita. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo, e quel cambiamento diverrà realtà.

Questa ed altre tattiche e strategie sociali sono a tua disposizione nel mio blog. Il post è poco pratico? Commenta. Fammi sapere cosa vorresti, o cosa cercavi. Contattami su G+ e Facebook per le tue richieste, e le elaborerò volentieri se posso!




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Come addormentarsi velocemente: Tecnica del vuoto.

come addormentarsi velocemente
Fare fatica ad addormentarsi è una situazione comune a molti stati psicologici negativi, così è necessario sviluppare tecniche che possano rendere l’individuo autonomo nel cercare il ristoro dovuto e necessario.

Molti dei metodi si basano su tecniche che favoriscono lo stato ipnagogico, per poi portare il soggetto a slittare autonomamente verso il sonno.

Negli anni, sono stati comparati diversi modi per creare lo stato ipnagogico, e tra questi esiste un metodo molto semplice che permette a qualunque soggetto di controllare le proprie energie mentali favorendo il migliore dei riposi!

La semplice tecnica del vuoto

Ecco una strategia meditativa molto utile a chi vuole avere risultati immediati. Imparare la tecnica del vuoto può richiedere qualche tentativo, ma ti porterà a destinazione in modo impeccabile ogni volta: arriverai da solo ad addormentarti quando vuoi tu.

Le precauzioni da prendere sono le solite dettate dal buon senso, con un paio di accorgimenti specifici:
  • Assicurati di eseguire questa tecnica al buio (la luce impedisce la progressione naturale verso lo stato precedente al sonno.).
  • Come tutte le tecniche ipnotiche e di meditazione, è importante avere uno spazio dedicato a queste attività. Non meditare mentre sei a letto. Quando si tratta di dormire, il letto serve solo a distendersi e addormentarsi.
  • Trova una posizione comoda senza incrociare gli arti tra loro (consiglio la posizione seduta con le gambe distese su un poggiapiedi, qualora fosse possibile.).
  • Man mano che ti concentri, noterai che la tua attenzione cala quando sei pronto ad andare a letto. È naturale che avvenga.
  • Concentrarti al massimo delle proprie forze non vuol dire tendere i muscoli (i muscoli non devono essere mai tesi o contratti durante la tecnica. Se si crea tensione, scioglila e concentrati sul rimanere rilassato e completamente sciolto.)
La tecnica del vuoto è una attività presa in prestito dalla dottrina buddista. I passi per arrivare a comprenderla sono semplici, e riuscirai ad usarla subito dopo averla letta. Arrivare a padroneggiarla completamente può richiedere un paio di sedute, ma i più abili riescono ad ottenere risultati eccellenti anche da prima. La forza di questa tecnica è la semplicità.

Come dice il nome della tecnica stessa, vogliamo concentrarci sul nulla più completo. Tale esercizio mentale ti permetterà di mettere a riposo la tua mente. A seguire, indicherò una serie di passi finali che ti permetteranno di preparare la tua mente al riposo del fisico. Parlerò di “energia” in quanto capirai ben presto di cosa parlo quando userai questa tecnica.

Ognuno può avere sensazioni o reazioni diverse quando si parla di meditazione. Arriverai alle tue conclusioni, ma l’importante è raggiungere l’obbiettivo: sentirsi più che pronti, se non desiderosi, di andare a letto, per poi finalmente svegliarsi il giorno dopo.

Le istruzioni

  1. Mettiti nella posizione corretta e respira profondamente dal naso. Tieni la testa con lo sguardo rivolto davanti. Nello specifico, la testa non deve essere né troppo alta da tendere la pelle del collo né tanto bassa così che il mento sia appoggiato all’incavo dello sterno.
  2. Chiudi gli occhi, e concentrati sul tuo udito. Concentrati sul silenzio della stanza. Se vi sono rumori, ascoltali, e lascia che la tua attenzione venga assorbita da essi.
  3. Se vi sono pensieri, allena la tua mente a non distogliere l’attenzione da essi quando si presentano. I pensieri si presenteranno (forse,) ed andranno via da soli. Concentrati per non far vagare la tua mente. Se ti distrai, torna al pensiero che stavi osservando, e rimani con esso finché si dissolve, e scompare, facendo tornare il vuoto del nulla.  
  4. Non appena i tuo pensieri saranno quieti (può capitare da subito di raggiungere il nulla,) concentrati sul tuo corpo con il fine di assicurarti che non vi siano muscoli in tensione. Devi diventare sciolto, e sentirti appoggiato alla superficie come se tu fossi uno straccio umido adagiato lì dove sei.
  5. Stai attento a non rilassarti troppo, altrimenti perderai la corretta postura. La postura è ciò che ti permette di rimanere vigile nel modo giusto. La meditazione non è ancora iniziata: ti stai preparando.
  6. Padroneggerai la tecnica del vuoto quando riuscirai a fermare volontariamente il pensiero. Questo avverrà con la calma e la costanza. (Focalizzandoti sui pensieri, sul silenzio, e sui rumori, affinerai la tua concentrazione. Una concentrazione superiore ti porterà ad avere il controllo di ciò a cui presterai volontaria attenzione. Quando raggiungerai tale livello, i pensieri saranno deboli, fino a che un giorno scompariranno, o rimarranno lievi ed in sottofondo.).

La successiva meditazione ha lo scopo di usare le tue energie mentali per innescare al più presto lo stato ipnagogico. A seconda di quante energie hai ancora in corpo, potresti aver bisogno di cinque minuti come di un quarto d’ora. Raramente noterai il tempo che scorre. Noterai invece un crescente desiderio di andare a dormire che ti farà smettere di meditare e muoverti verso il letto dove dormirai.

  1. Concentrati su una parte specifica del corpo (ad esempio, la parte superiore del tronco, ovvero la base del collo). Visualizzala se vuoi avere una maggiore sensazione di controllo.
  2. Indaga la parte per individuare eventuali presenze di tensione. Se ne trovi, rilassa il muscolo. Successivamente, immagina come un vortice che ruota e raccoglie gran parte dell’energia di questa tua parte del corpo (come immagini, puoi visualizzare qualsiasi cosa, perché lo scopo dell’immaginazione è quello di tenere focalizzata la tua mente. Questa semplice meditazione è basata sull’uso dei chakra, ed è tutto preso in prestito dal bagaglio dello Yoga Kundalini. Si tratta di un'ottimo esercizio per coniugare mente e corpo verso un obbiettivo comune: la tua mente si fisserà, e le energie investite regoleranno automaticamente il resto del tuo organismo.).
  3. Una volta che hai immaginato il vortice (od il chakra, o ciò che più ti è congeniale,) immagina di spostare questo vortice di energia per portare energia curativa al resto del tuo corpo, facendogli girare lentamente ed approfonditamente tutto il corpo (secondo la tradizione, esistono sette chakra, e seguendo queste istruzioni, ognuno di questi sette chakra maggiori può aiutarti a guarire in modi diversi gli altri chakra minori che sono sparsi in tutto il corpo.).

Di solito, è sufficiente un giro completo del corpo con un chakra per ottenere lo stato mentale adatto per andare a letto. Durante i giorni successivi, potrai concentrarti su altre parti del corpo, ed altri chakra, così da avere sempre sensazioni leggermente diverse, ma risultati efficaci.

Voglio sottolineare che durante la meditazione si deve dare la precedenza allo stato mentale. In altre parole, anche se non hai mai meditato, qualora la tecnica del vuoto ti inducesse sonnolenza, tanto basta. Lo scopo è imparare come addormentarsi velocemente, e non quello di diventare un asceta.

Lo scopo della tecnica del vuoto è quella di farti arrivare ad osservare te stesso mentre pensi. Successivamente, osserverai te stesso che eviti di pensare. Dopo, osserverai te stesso che oscillerai tra il non pensare, ed il pensare al non pensare (sembra uno scioglilingua ma è così.). Sii sempre in possesso della calma interiore, e padroneggerai la tecnica in men che non si dica. Osservare vuol dire non interferire. Agire senza agire: questa è il segreto della forza di volontà

Per ulteriori tecniche ed argomenti, controlla gli altri miei post e commenta.

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Come combattere la depressione occasionale.



come combattere la depressione
Chi soffre di depressione sa già che il discorso si dilunga in un nuovo modo di vedere la situazione, e spesso si è già munita di un aiuto specializzato come può essere lo psicoterapeuta. Lo psicoterapeuta è una figura poco compresa in Italia, ma si occupa della salute mentale ed emotiva delle persone, così come il medico della mutua si occupa di curare il corpo dei pazienti. Ne ho parlato qui.

Chi di tanto in tanto si “sente depresso,” ovvero percepisce la depressione come un termine di uso più comune, cerca invece qualcosa che riaccenda quella passione personale, o voglia di vivere. Chi rientra in questa categoria può dare diversi significati alla parola depressione, ed i significati in questione possono oscillare tra il “non avere voglia” ed un disagio non ben definito. Il mio articolo si rivolge a questo tipo di persone che hanno bisogno di una soluzione istantanea.

Come uscire dalla depressione momentanea.

Quello che voglio offrire sono soluzioni pratiche. Non mi interessa dilungare l’argomento su argomenti che possono favorire meccaniche capitalistiche come le lunghe terapie, le brevi od i farmaci migliori. Quello che una persona non seriamente afflitta da depressione clinica deve raggiungere è un nuovo modo di vedere le cose. Si deve essere orientati a raggiungere tale obbiettivo: serve un modo nuovo di vedere le cose, vivere la propria vita e provare emozioni.

Una volta compreso il punto di arrivo, si può considerare brevemente il punto di partenza per individuare quelli che ritengo essere tattiche essenziali. Partiamo quindi dalla logica razionale: di tutto ciò che ti circonda, niente ha un suo senso. La depressione che stai sentendo ti sta ricordando questo.

come uscire dalla depressioneNon esistono leggi, non esistono limiti ai tuoi diritti, e non esistono il bene ed il male. Tutto ciò che ti circonda, dalla povertà alla sofferenza, è una gabbia in cui tu accetti di vivere. Tutto è frutto di fantasia: i soldi sono un mezzo che non si basano su nulla di fisico (non esiste un modo che permette di dare un valore al tempo od alle risorse, tutto è concordato dall’uomo in modo arbitrario,) le tue convinzioni e credenze sono solo la somma dei precetti che ti hanno raggiunto negli anni e che tu stesso hai validato (vivendo in un'altra realtà o tempo avresti avuto altre credenze,) e le tue azioni hanno un riflesso solo nelle conseguenze pratiche che generano (quindi se resti in una stanza da solo ha poca importanza se ti senti felice o triste, perché l’unica cosa che conta sono le azioni che intraprendi. Che le tue azioni siano o meno giustificate, la realtà viene ad essere interessata dal fisico, e le tue emozioni appartengono al reame dell’astratto. Il significato delle cose non esiste di per sé, ma è solo un ponte che tu stabilisci per usare gli strumenti mentali alla realtà che ti circonda, così come le leggi fisiche ti ricordano che la realtà ti impedisce di fare ciò che immagini, ma che devi adattarti ad un sistema esterno alle tue capacità.).

Sentirsi depressi quindi non deve voler certo dire che hai un qualche particolare diritto ad esser trattato meglio degli altri, in un modo diverso o speciale. Chi è funzionale, ha la capacità di cercare e chiedere l’aiuto necessario. Il più delle volte, le depressioni momentanea si basano sul fatto che si dimentica che nulla ha senso in questa nostra vita. Siamo noi che partiamo da un terreno privo di significati, e che sviluppiamo una vita in cui uniamo diversi concetti strutturali come possono essere la nostra identità, la nostra reputazione, le nostre preferenze, e via dicendo. Siamo figli del cambiamento e del divenire. Le nostre scelte e la nostra volontà ci rendono ciò che siamo. La nostra realtà ci ricorda solo gli obbiettivi che abbiamo attivamente o passivamente raggiunto.

Detto questo, ci sono diversi strumenti che possiamo usare. Tutti si basano sulla logica razionale. Comunemente, questa viene chiamata autocritica, ed è fondamentale padroneggiarla. Puoi approfondire e perfezionare le dinamiche della tua autocritica mettendola alla prova con queste tecniche. Superata la fase essenziale dell’autocritica, ecco che dobbiamo esaminare gli eventi recenti. Ed è ora che suggerisco queste tecniche.

Il gioco della responsabilità. Per la maggior parte delle persone depresse, si parla di un “problema.” Qual è la tua relazione con questo problema? Sei dipendente dalla situazione oppure hai controllo su di essa? Recupera le tue responsabilità, ed esercita la tua mente per trovare modi nuovi in cui puoi diventare più responsabile della tua situazione, e controllarla. Se senti che non puoi controllarla, chiediti chi ha il potere, come puoi emularlo o contattarlo. Trova il nemico, e trova il nemico in te stesso. Le tue responsabilità, e la tua volontà ad essere più responsabile del tuo presente e futuro sono la chiave per vincere questo gioco. Chi vince il gioco, avrà a disposizione una nuova energia emotiva per sbloccare la situazione.

L’eliminazione dei perché. Per troppe persone, esistono sempre delle cause specifiche. Avere dei singoli motivi è distruttivo, quando l’esame non coinvolge l’analisi dell’intero sistema. Così come non si può essere indipendenti senza una società giusta, non si può essere giusti con se stessi se non prendiamo in esame tutto quanto il nostro ambiente, o mondo di esistenza. Elaboro meglio questa differenza in questo post. Per i tuoi momenti di depressione, impara come combattere la depressione mettendo da parte le sue cause. Trova lo spazio di serenità in cui puoi osservare ciò che ti succede come la semplice sperimentazione di emozioni. Il controllo sulle tue emozioni è qualcosa che puoi raggiungere: le tue emozioni sono segnali del corpo, generati dal tuo organismo per indurti ad agire verso una risoluzione. Prendi sempre più coscienza delle tue sensazioni, metti da parte le tue emozioni, comprendile e solo dopo osserva se nelle cause ipotetiche che hai individuato vi sono tracce su come puoi risolvere tale problema. Se il problema si allarga, ripeti tale esercizio.

Crea un canale espressivo. Le nostre emozioni sono energia che invade il nostro corpo. L’energia ha un punto di origine, ed uno o più punti di arrivo. La depressione ha un percorso molto prevedibile, perché si origina da una parte e spesso è pervasivo, ovvero tende a bilanciarsi in egual parti in una parte del corpo, oppure in tutto il corpo direttamente. Puoi sfruttare questo meccanismo perfetto creando un canale di sfogo che permetta alle tue emozioni di continuare il viaggio verso un punto di origine esterno a te. Questa tecnica è naturale, e prevede l’uso dell’immaginazione. I suoi effetti sono quelli di darti un senso di controllo sulle emozioni, ma non otterrai altro, e soprattutto non impatterai la risoluzione di eventi futuri. È solo un modo per darti spunti creativi che a loro volta possono generare obbiettivi precisi, oppure altre attività che tu potrai apprezzare o meno. In qualità di nostro meccanismo di difesa naturale, puoi individuare un metodo espressivo nelle arti e nelle attività che ti piacciono, e creare arte, movimenti, azioni, etc. che possano essere infusi con l’estro della depressione che ti pervade. Il canto è un chiaro esempio di come anche l’immaginazione può trovare il suo spazio nel mondo. Non necessariamente saprai come fare all’inizio. Sperimenta. Fallirai finché non troverai il tuo modo ideale.

Esistono altri metodi molto vantaggiosi, ma non voglio incorrere nel rischio di foraggiare informazioni eccessive. Ognuna di queste tecniche è meglio utilizzata da sola fino alla sua massima comprensione. Provare a fare una mescola tra tecniche diverse senza padroneggiarle è qualcosa di indesiderabile. Se poi il tuo problema è la pigrizia, allora ti consiglio di smettere di fare qualsiasi cosa, e di isolarti per un po’ nella totale inerzia. Non sono ammessi trucchi: niente TV, Youtube od altro. Non devi intrattenerti. Arriva allo spallo più completo, e vedrai che prima o poi la voglia di far qualcosa la troverai.

Puoi trovare altre tecniche pratiche nel mio blog, dagli un’occhiata! Non mancare di contattarmi su G+ o Facebook se lo desideri. Altri argomenti comprendono:


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Compendiario delle parole di conforto.



parole di conforto
Certe volte la vita ti travolge. Certi giorni sembrano vuoti. Certi momenti li viviamo da soli. La solitudine, il dolore e lo sconforto sono cose che ci rendono umani, e ci caratterizzano come specie. Perché le emozioni che proviamo oscillano in un vasto spettro tra un grande positivo ed un profondissimo negativo.

Ognuno di noi nasce con un certo numero di abilità a cui siamo predisposti per doti di nascita, ma tutti nasciamo con uguali strumenti mentali utili a capire gli altri, e, volendo, per vivere in sintonia ed armonia con tutti. L’umanità ha due possibili fini: l’estinzione o la proliferazione.

Il significato delle parole: sagge parole o parole magiche?

Una lingua è uno strumento inerte, né positivo né negativo. Tramite il linguaggio, due entità entrano in contatto tra loro per scambiare messaggi. I messaggi contengono informazioni, e le sfumature dei significati contenuti sono regolati dal lessico e dalla semantica dei termini usati. Le parole sono tutte importanti, ed a volte una singola parola al posto di un’altra può far tutta la differenza.

Quando usiamo la nostra lingua madre, vogliamo innanzitutto partire da ciò che ci unisce a chi necessita conforto. Eventi determinanti possono accadere in qualunque momento: qualcuno muore, o si perde nel nulla; qualcosa di sconvolgente travolge la tua vita; le certezze si sgretolano fino a non lasciare traccia della loro esistenza. L’empatia è qualcosa di fondamentale per chiunque voglia comunicare davvero con un essere umano. Non si può parlare profondamente agli altri se non si capisce l’indole umana.

Non tutti usano le parole nel modo giusto. Alcuni spingono su altri fattori per cercare di smuovere le cose, ma senza empatia non vi può essere un vero rilascio di quella che è la vera causa. Non esistono parole di conforto che ignorano le cause del dolore originale: la saggezza di chi parla per esperienza è qualcosa che può assumere molte forme, ma chi sa ascoltare noterà sempre la venatura di una realtà vissuta e consumatasi sulla pelle (a volte riarsa) di chi sta parlando.

E non è giusto dire che non vi siano parole magiche. La magia a cui noi possiamo attingere è la nostra stessa energia intima, primordiale e primitiva. La stessa energia che scorre dentro le nostre vene è la stessa energia che non ci fa chiudere le nostre palpebre per sempre di fronte alle bruttezze della vita. Abbiamo tutti dei limiti, ma questi sono ben lontani dall’essere finiti nella nostra quotidiana esperienza. E persino una cosa orribile ci può insegnare che la nostra vita non è finita. A volte, persino il dolore ci può insegnare che esistono strade non percorse. Ed il dolore è un insegnante crudele che non ammette ignoranza: si fa sentire anche se lo eludi con tutte le tue forze. Che tu voglia o no, lo ascolterai.

Come confortare, e tecniche pratiche.

Confortare vuol dire parlare o comportarsi in un qualunque modo utile per alleviare un certo dolore, o scuotere positivamente il carattere di qualcuno che ha perso vitalità o subito perdite significative. Un fatto è accaduto, e di quel fatto esistono cause, motivazioni e conseguenze di cui bisogna essere al corrente prima di agire.

La prima delle tecniche da conoscere è l’ascolto. Chi non ha mai sentito una persona sfogarsi, oltre ad essere una persona strana, non può comprendere che il primo bisogno di una persona sofferente è condividere il dolore. Il motivo è psicologico: condividendo la propria esperienza (anche quando questa è perfettamente conosciuta dall’altra parte) la persona sofferente prova un sollievo minimo ma necessario, come togliersi un peso da dosso. Invita la persona a parlare della cosa, a ricordare la persona scomparsa ed ad esprimere ogni cosa stia causando la sua reazione.

Ascoltare non vuol dire lasciare parlare indistintamente la persona finché non si ammutolisce. Alcuni lo chiamano ascolto attivo, ma più semplicemente quando ascolti non mancare di fare domande che ti aiutino a capire la reale situazione. Molte persone hanno bisogno di cose diverse: c’è la persona che vuole sentirsi solo ascoltata senza essere giudicata, e c’è quella che vuole partecipazione, o persino una soluzione. Come essere sicuri di fare la cosa giusta? Ascolta non solo con gli orecchi. Guarda, esprimi i tuoi stessi sentimenti di cordoglio e costernazione attraverso un contatto umano. Sii presente alla realtà espresse dalle parole.

Gli inesperti privi di empatia sono quelle persone goffe che minimizzano tutto, o che evitano subito il discorso invitando a guardare la cosa da un altro punto di vista. Non farlo. Serve diplomazia, se vuoi, in un caso del genere, perché non si tratta di te ma di altre persone. Tu non puoi capire i loro sentimenti, né viverli. Ne potrai solo avere un idea, ma un idea non è niente quando si parla di cose irrazionali. È proprio perché esistono le emozioni che molte persone hanno problemi con esse: chi nell’espressione, chi nella loro stessa esistenza. Ognuno abbisogna del rispetto necessario alla propria esperienza.

Dopo l’ascolto, può cominciare la parte dialogica. E quando si parla, non si deve trattenere i propri pensieri, ma bisogna essere consapevoli di star parlando con persone scosse: scegli le giuste parole, e fai i tuoi inviti nel modo giusto. Guida la persona verso pensieri che possono essere di aiuto e conforto.

Ogni persona che soffre ha dei bisogni che devi imparare a capire. Quando capisci i bisogni, capisci anche di cosa quella persona necessita per trovare un po’ di pace. Ed a volte i bisogni possono essere strani. Non giudicarli. Una persona che scopre di avere il cancro può aver bisogno di capire che avrà sempre il supporto dei suoi amici(, cioè la semplice sottolineatura dei privilegi a cui era abituata fin’ora) oppure di qualcuno che le dica che la sua vita inizia ogni volta che apre i suoi occhi quando si sveglia. Ognuno di noi ha un percorso che necessita di essere percorso secondo le proprie regole.

Per molte persone è difficile portare conforto perché si crede che manchi la creatività necessaria. Ma confortare qualcuno non vuol dire mentire. Io personalmente sono contro le bugie, persino quando si tratti di bambini (sempre con le dovute eccezioni caso per caso.). La regola a cui bisognerebbe attenersi è quella di supportare la persona afflitta dal problema con l’intento di mostrare che la vita continua, può continuare e può diventare migliore. In tal senso, può sembrare un controsenso un tale atteggiamento di fronte a fatalità come l’amputazione di arti dovuti ad incidenti gravi, ma la verità è che chi non crede in un futuro migliore per chi soffre ha più paura di chi sta vivendo il problema, e pertanto non è qualificato ad essere la persona migliore per dare supporto.

Bisogna avere coraggio nella vita. Questo è il messaggio di fondo di qualsiasi azione di conforto. La vita esistente in chi soffre è ciò che ci permette di dire “Guarda a tutte le cose orrende che possono capitare, ma tu sei ancora viva ed io non ti permetterò di soffrire più del dovuto. Tu sopravviverai , e sarà per il meglio. Non mi importa quanto tu possa andare giù, io non ti abbandonerò mai.”

Il presente è quanto di più prezioso abbiamo. Il presente è tutto ciò che abbiamo, e pertanto va accettato sia nel bene che nel male. Perché le cose brutte accadono, e ci servono per crescere e conoscerci come persone. Nessuno di noi nasce con il manuale per l’uso. Ed i ricordi di chi ci è stato accanto diventeranno una risorsa per tutte le avversità future. Per questo motivo soffre di più chi non ha nessuno; chi crede di essere abbandonato a se stesso è colui che deve rivolgersi presso la comunità e le assistenze sociali. Nessuno deve restare solo. La vita è un gioco, a volte crudele, ma tutti abbiamo diritti, e nessuno deve restare solo.

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